Una customizzazione del tutto peculiare per questo Sportster 1200 S del 2003, lontana dalle radici più profonde in grado di esaltarne lo spirito rude.
E' risaputo che in oriente hanno una visione della vita diametralmente opposta a quella occidentale. Spesso i due mondi trovano un punto di incontro, ma ciò non avviene sempre.
Quando si ha la fortuna di avere tra le mani uno Sportster 1200 S (anche se non la versione con testata a doppia candela) o lo si lascia stock oppure si interviene per migliorarne la guidabilità, provvedendo nel contempo ad esaltare le forti sensazioni provenienti dallo small-block da 1200 cc montato rigidamente sul telaio.
Poichè siamo in Giappone e le logiche, come detto, sono differenti da quelle occidentali, il proprietario ha pensato di ispirarsi in parte ai chopper britannici anni settanta (quelli realizzati utilizzando i vecchi twin inglesi) ed in parte alle scrambler.
Il risultato è un mix piacevole a livello estetico (se non fosse per la verniciatura a scacchi) ma difficile da comprendere soprattutto su una moto come lo Sportster 1200 S.
La ciclistica è rimasta di serie, così come gran parte della carrozzeria. Infatti è stato montato un grande manubrio ape-hanger su riser più alti, un serbatoio del carburante proveniente da una vecchia Triumph Bonneville, il parafango posteriore accorciato, mentre quello anteriore eliminato.
Un sissy-bar di generose dimensioni deve completare l'opera a livello estetico.
La meccanica è rimasta originale ma è stato montato un filtro dell'aria aperto (con relativa nuova taratura della carburazione) abbinato ad una coppia di scarichi liberi che scorrono paralleli e molto alti sul lato destro, prerogativa delle scrambler.
Up: interessante mix di stili
Down: verniciatura a scacchi




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