The Legend of Harley Davidson Sportster

Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

mercoledì 28 gennaio 2026

1985 - Sportster XLH 883


 


Il 1985 rappresenta un momento cruciale per l'evoluzione dello Sportster. Potremmo definirlo il "periodo di mezzo", transitorio anche per la stessa Company che non vede ancora un futuro chiaro sebbene l'avvento della nuova proprietà nel 1980, composta anche da Willie G., iniziasse a far sentire gli effetti positivi anche sul prodotto finale. 

E' l'ultimo anno del vecchio Sportster Ironhead ma con basamento in alluminio, prima di arrivare al motore Evolution del 1986 in produzione, seppur con i dovuti aggiornamenti, fino alla fine 2022 (...anche se in Europa la commercializzazione era terminata nel 2020....). 

Da quel momento in poi i nuovi motori raffreddati a liquido verranno montati sui modelli denominati a vario titolo Sportster ma che non hanno nulla a che vedere con lo Sportster prodotto ininterrottamente dal 1957.

Il motore mantiene la caratteristiche tanto famose: corsa lunga, valvole in testa, distribuzione ad aste e bilancieri, carburatore Kehin, cambio a quattro rapporti, accensione a bobina, trasmissione finale a catena, doppio scarico laterale.

La parte ciclistica vede una forcella classica da 35mm marchiata Showa, un doppio ammortizzatore posteriore, freni a disco da 292mm, cerchi in lega da 16 (posteriore) e 19 (anteriore) pollici.

La parte elettrica è stata completamente riprogettata con nuovi fari ed un nuovo avviamento elettrico.

Lo Sportster del 1985 segna anche il primo, timido, passo verso una fruibilità quotidiana dei modelli Harley-Davidson, Sportster in particolare.

mercoledì 21 gennaio 2026

Fermi tutti arriva il Poliziotto Volante!!!!!

 




Negli anni novanta venne soprannominato il "Poliziotto Volante", correva con una Ducati 998 nel Mondiale Superbike (.....ed anche nel Campionato Italiano) con i colori della Polizia di Stato, conquistando molti tifosi e diventando una vera e propria celebrità.

Quando Harley-Davidson, nel 2009, decise di organizzare un Trofeo con le appena nate XR1200, l'occasione fu troppo ghiotta Paolo Blora, che vi corse con la moto preparata dal team di Harley-Davidson Pavia il cui riferimento era un "certo" Max Pezzali, colui che diede inizio a questa bella avventura.

Le moto del Trofeo hanno subito elaborazioni quasi uguali per tutte grazie ad un apposito kit.

Gli ammortizzatori posteriori sono Ohlins HD851 e cartuccia per la forcella originale e piastre forcella fornite dalla Valter Moto.

I cerchi originali sono stati sostituiti con due unità Braking B-one, ma cambia il diametro del cerchio anteriore, ora da 17 pollici (l’originale è da 18 pollici). 
Il reparto freni è affidato a dischi Wave con pompa freno anteriore di tipo radiale fornita dalla Brembo.

Motore di serie ma con impianto completo Termignoni e filtro aria aperto che richiedono il necessario aggiornamento della centralina con una potenza misurata in circa 90cv alla ruota a 7.450 giri.

Codone, puntale sotto al motore e tabella anteriore fanno parte di un kit trofeo prodotto dalla azienda Plastic Bike, sul quale è stata realizzata la grafica della Polizia di Stato in stile anni settanta.

Up: giusto tributo alla Polizia di Stato degnamente rappresentata

Down: perchè non fare una serie di moto in tiratura limitata dedicata alle Forze dell'Ordine ????

mercoledì 14 gennaio 2026

Gran Prix Sportster


 






Domanda: a quanti può venire in mente di realizzare una moto da corsa utilizzando il motore di uno Sportster ad aste e bilancieri ??????
Penso che le persone siano veramente poche perchè, oltre ad avere molto denaro da investire e delle capacità tecniche di spessore, ci vuole una buona dose di follia!!!!

Il punto di partenza è rappresentato da un motore Sportster 1200 del 1997 ed un telaio Sportster del 1996 (quello che non aveva la predisposizione per i silent-block ed era più stretto nella zona centrale).

Una volta smontato completamente lo small-block di casa Harley è stato ricostruito secondo alcune specifiche. La ditta Hammer Performance (nome noto nell'ambiente per l'elaborazione estrema dei motori Sportster) ha provveduto ad aumentare la cubatura a 1275 cc con l'utilizzo di pistoni ad alta compressione abbinati a teste Buell Thunderstorm, cammes Andrews e carburatore Mikuni da 42mm, scarichi corti by Kinetic Motorcycles. Per sostenere le sollecitazioni derivanti dall'aumento di potenza e di alesaggio, si è intervenuto anche nel basamento rifacendo completamente l'imbiellaggio.

L'altra parte del lavoro ha riguardato l'adattamento di un ammortizzatore posteriore proveniente da una Ducati 900SS del 1998 al telaio, che ha comportato una ricostruzione della parte posteriore dello stesso unitamente al forcellone

Come si può notare l'ammortizzatore lavora in diagonale rispetto al piano terra e si trova ancorato direttamente al forcellone (più lungo di quello originali Harley-Davidson di 76mm ed in grado di ospitare un pneumatico da 200mm di larghezza) e nella parte centrale del telaio, in prossimità del cilindro posteriore.

La parte anteriore (forcella, cerchio e freno) proviene da una Buell XB9R del 2003 (così come il cerchio posteriore). Il freno perimetrale anteriore fu utilizzato sulle serie XB come elemento per diminuire l'effetto giroscopico ed aumentare la velocità di ingresso in curva.
Per adattare la forcella Buell al telaio Sportster si è dovuta costruire una piastra di sterzo appositamente studiata.

La carenatura ha una forma ben conosciuta: proviene dalla azienda americana Airtech Streamlining ed è una copia di quelle utilizzate dalle Triumph e BSA da corsa degli anni settanta, adattata allo Sportster. Un vecchio serbatoio Norton Manx degli anni cinquanta, in grado di ospitare sia il carburante che l'olio è una scelta quasi obbligata.

Il codone contiene anche la batteria.
Per la verniciatura si è scelta una tinta grigio pastello (molto di moda ora) abbinata a grafiche moderne.

martedì 6 gennaio 2026

Buell RR1000R


 


E’ una delle tre sole Buell prodotte direttamente da Erik Buell prima della versione stradale alla fine degli anni ottanta.

La moto fu realizzata per soddisfare le richieste della HOG che volle una moto per partecipare alla Battle of The Twins, utilizzando il motore della XR 750.

Apparsa nel 1986, era conosciuta come “Lucifer’s Hammer II”e, come da tradizione Buell, aveva un interasse cortissimo (di soli 136cm) ed un angolo di sterzo di 25 gradi, cerchi da 16 pollici, forcella Marzocchi o WP a steli rovesciati, sospensione posteriore posizionata orizzontalmente sotto al motore (altra prerogativa Buell che poi si vedrà sui primi modelli in produzione) che lavora in trazione anziché in compressione. Il forcellone è più lungo di 50mm rispetto a quello della versione stradale, mentre le sospensioni montate su questo modello sono Ohlins. Il peso a secco è di circa 180 kg e la moto può raggiungere la velocità massima di 280 km/h (registrata sui famosi “banking” di Daytona).

Il motore, basato sull’ XR1000, è posizionato molto in avanti ed utilizza un sistema di smorzamento delle vibrazioni denominato “Uniplaner”. 

Rispetto all’unità di serie è stato elaborato in diversi punti per ottenere un notevole aumento di potenza (ora di circa 95 cv). 

Per il basamento sono stati utilizzati carter più stretti e rinforzati, albero motore alleggerito, alberi a cammes Storz con aste regolabili e bielle da corsa Carrillo.
Le testate hanno visto il montaggio di una doppia candela, valvole maggiorate (ora con una angolazione tra loro di sessanta gradi). I cilindri, dotati di canne interne, sono stati alleggeriti montando pistoni Gilardoni ad alta compressione. Ora la cilindrata è di 997,10 cc con alesaggio di 81mm x 96,80mm di corsa.

I carburatori sono Mikuni a valvola piatta da 40mm, mentre lo scarico è di tipo due-in-uno artigianale.

Questo esemplare fu acquistato da Roberto Crepaldi ed interamente restaurato in due anni. 
Dopo qualche tempo fu nuovamente venduto.

giovedì 18 dicembre 2025

HOT ROD TURBO IRONHEAD SPORTSTER


 



Le elaborazioni dei motori in campo motociclistico, effettuate utilizzando kit turbo sono sempre più rare per tutta una serie di motivi, tra i quali volumi del turbo stesso, a fronte di un notevole aumento di potenza ottenuta su un motore di serie.

Dell'argomento ne parlammo quasi dieci anni addietro con Roberto Rosso di Twin Service di Torino che ci fornì ampie spiegazioni e ragguagli in merito.


A distanza di tutto questo tempo, turbina e compressore volumetrico non hanno trovato applicazione sul prodotto di serie in campo motociclistico, salvo sporadiche situazioni come la Kawasaki H2R. La Honda ad Eicma 2025 ha presentano una naked mossa da un innovativo motore a tre cilindri a V da 900 cc con compressore volumetrico, ma bisognerà verificarne la effettiva, futura, messa in produzione.

I fratelli Del Prado, conosciuti come DP Customs, hanno deciso di creare qualcosa di veramente selvaggio per un cliente, utilizzando uno Sportster Ironhead 1000 del 1979.
Il loro obiettivo è stato perfettamente centrato.

Hanno iniziato costruendo a mano un telaio rigido basso elungo con specifiche misure all'interno del quale hanno montato il vecchio Ironhead debitamente elaborato tramite pistoni forgiati, valvole e molle nuove, kit turbo e carburatore Mikuni.

Il montaggio e la messa a punto del turbo sono stati particolarmente complessi in quanto sono stati costruiti numerosi elementi per adattare il turbo al motore Sportster.

L'impianto frenante vede un kit Brembo all'anteriore, mentre posteriormente abbiamo un kit che funge contemporaneamente da corona e freno.

Per avere un vero hot-tod è stato scelto di montare pneumatico posteriore Goodyear su cerchio automobilistico e verniciatura metalflake.

Up: progetto innovativo
Down: il motore cromato stona con lo spirito hot-rod

venerdì 5 dicembre 2025

ALLA PORTATA DI TUTTI!!!!!


 


Uno dei tanti problemi da affrontare quando si decide di elaborare la propria moto può essere rappresentato da quello di tipo economico. Partire con l'idea di spendere una piccola cifra eppoi trovarsi a dover affrontare spese ingenti capita molto di frequente se non si hanno le idee chiare in merito.

A parte gli interventi minimi che non cambiano la natura della moto ma ne esaltano solo alcuni aspetti, tra le tipologie di moto che richiedono meno attenzioni a livello economico ed estetico ci sono le street-tracker.

Prendendo spunto da questo Sportster 883 del 1998 si possono ottenere buoni risultati.

Il motore ha subito un aumento di potenza grazie ad un kit Screamin'Eagle che fa crescere la cubatura fino a 1200 cc, teste Buell Lightning, carburatore Mikuni HSR42 e doppio scarico Supertrapp alto.

E' stato montato un codone in materiale plastico per moto da flat-track (che viene prodotto da diverse aziende del settore e si trova tranquillamente in commercio) abbinato ad una sella Corbin ed un serbatoio del carburante da 8,5 litri (il classico peanut), con grafiche 883R.

Completano l'opera i comandi arretrati Storz Performance, una piastra antisvirgolo Screamin'Eagle ed il montaggio di un secondo disco freno anteriore.

Questo ultimo intervento è da valutare in quanto può essere sufficiente montare un disco freno singolo di diametro maggiore con pinza a quattro pistoni.

mercoledì 26 novembre 2025

CRABSTER – Freeeway Magazine Italia n.39 del giugno 1997


 



Continuando a raccontare oltre dieci anni di custom attraverso articoli di Sportster pubblicati sulla rivista cult italiana, mi viene in mente un aspetto di quegli anni: l’influenza che proprio ad inizio anni novanta esercitarono Arlen Ness e Battistinis nell’Europa centrale, portando un modo differente di vedere il custom, ovviamente non ad appannaggio di tutti.

Si videro così le prime moto molto raffinate dall’aspetto low, molte realizzate utilizzando telai rigidi talvolta costruiti in casa e verniciati in tinta con il resto della carrozzeria.

Questa visione contrastava nettamente con quella scandinava dove i chopper dalle lunghe forcelle erano un vero e proprio elemento identificativo di appartenenza, per non dire culturale.

Questo Sportster, pur riprendendo l’aspetto low, abbina qualche elemento scandinavo, come la lunga forcella ed il grosso pneumatico posteriore di tipo automobilistico.

Il motore è un 1200 con qualche intervento, senza nulla di trascendentale.

Ovviamente tutta la carrozzeria e fatta a mano, così come il serbatoio del carburante dalla forma allungata che segue fedelmente il sentiero tracciato da Battistinis.

sabato 22 novembre 2025

ATTENTI A DOVE COMPRATE LE MOTO (NUOVE e USATE) !!!!


Tempo addietro ho raccontato di una bruttissima esperienza (che gli amici stretti conoscono in ogni dettaglio….) vissuta nel 2022 con l’acquisto di uno Sportster 1200 S a quattro candele da sedicenti professionisti del settore, rivelatisi poi truffatori, tramutando in incubo quello che doveva essere un sogno.

https://1957legend.blogspot.com/2025/03/storia-non-lieto-fine-di-uno-sportster.html 

Tengo a precisare che questi soggetti non sono concessionari di alcun marchio ma semplici rivenditori di moto improvvisati e successivamente accreditati quali professionisti del settore grazie solo a numerosi video fatti e presenza sui social.

Continuate a leggere e capirete perché ho sottolineato che non erano concessionari di alcun marchio.

Quando comprate una moto usate (vale ovviamente per le auto) avete tre opzioni: privato, rivenditore e concessionario mono o plurimandatario. Cosa vuol dire ????? Che può trattarsi di un legame diretto con una casa motociclistica o più case insieme.

Quando comprate da un privato, nel caso il mezzo presenti vizi occulti non facilmente individuabili attraverso la comune esperienza, potrete adire immediatamente le vie legali per ottenere una riduzione sul prezzo di vendita, l’eventuale rimborso integrale della somma erogata (dietro restituzione del mezzo), oppure vantare una pretesa risarcitoria nel caso lamentiate un danno, ottenendo soddisfazione  qualora il venditore abbia beni da aggredire a livello economico.

Altra ipotesi è che si compri la moto da un concessionario. Esempio: debbo comprare  la MOTO ZETA nuova e mi rivolgo ad un concessionario ufficiale di questa marca. Come faccio a capire se quel negozio fa parte ancora della rete ufficiale ???? Si deve cercare sul sito ufficiale della casa costruttrice e, per essere più sicuri, fare poi una telefonata all’importatore italiano chiedendo notizie in merito.  Può succedere che i siti internet non vengano aggiornati in tempo reale e concessionari che non facevano più parte della rete ufficiale di una determinata casa motociclistica, risultino in quel momento ancora nella rete ufficiale. 

Comprare una moto (nuova o usata) da un concessionario ufficiale è la situazione migliore

Il concessionario ufficiale ha un rapporto diretto con la casa madre che, in qualche modo, può intervenire direttamente per problematiche sottese al mezzo oppure qualora l’assistenza non sia adeguata (consiglio di controllare sempre che venga attivata dal concessionario stesso la garanzia). 

Non dimentichiamoci poi (prendo ad esempio il caso di Harley-Davidson dove per aprire un concessionario deve prestare, tra l’altro, una garanzia fideiussoria notevole….) che in caso di doglianze potrete veder soddisfatta fattivamente la vostra pretesa qualora un giudice vi dia ragione. Questo concetto vale per la maggior parte dei concessionari: moto nuova o usata che sia.

Esempio pratico: volete comprare la MOTO ZETA usata che si trova presso il concessionario della marca VATTELAPESCA. Benissimo!!!! Qualora la moto non sia più coperta dalla garanzia della casa madre, avrà comunque la garanzia annuale del concessionario stesso, che ha tutti gli interessi ad offrirvi il miglior servizio onde evitare di subire ritorsioni a livello economico o rischiare di perdere il mandato della casa motociclistica di riferimento. Ripeto che questa è la miglior soluzione per l’acquisto di una moto anche se pagherete la moto un poco di più rispetto al normale prezzo di mercato!!!! Ovviamente non tutti i concessionari sono uguali e la sicurezza che non vi siano problemi di sorta non si può avere con niente e nessuno. 

Ultima ipotesi: il rivenditore.

Il rivenditore è assolutamente da evitare qualora non conosciate più che bene il rivenditore stesso oppure la moto che comprate.

Lo specchietto per le allodole è la loro garanzia sul mezzo. Ma questa garanzia è carta straccia!!!! Qualora sia ancora in vigore, vale solo la garanzia della casa madre!!!!

Perchè ?????

Spesso questo tipo di soggetti giuridici aprono una ditta individuale, ma non hanno beni individuali e/o assicurazioni per soddisfare le pretese risarcitorie degli eventuali clienti insoddisfatti, oppure figurano con società di capitali incapienti, dove il capitale realmente presente spesso non è in grado di permettere nemmeno l’acquisto di un pacco di noccioline.

Non dimenticate che chiunque può aprire una rivendita di auto/moto e non servono particolari requisiti. 

Quindi…..occhio alla penna!!!!!



mercoledì 19 novembre 2025

Oro giallo



Quando si vuole migliorare la guidabilità di una moto, specialmente se si parla di Harley-Davidson, bisogna intervenire in maniera sostanziale sulla ciclistica.

Con l'XR1200 è quasi un gioco da ragazzi, visto che diversi anni addietro sono stati organizzati trofei su pista e non vi è nessuna ricetta segreta per farla andare più forte sebbene, il proprietario abbia operato scelte del tutto personali per quanto riguarda la misura dei cerchi.

Le moto dei trofei mantenevano il posteriore originale da 17 pollici e sostituivano solo il cerchio anteriore da 18 pollici con altra unità da 17 pollici.

Il proprietario di questa XR invece ha optato per misure dei cerchi da 18 pollici al posteriore e 19 all'anteriore (....come lo Sportster 1200 CX Roadster...). 

Questa soluzione, sebbene alzi il baricentro della moto, garantisce comunque una buona maneggevolezza ed una grande stabilità sui percorsi veloci.

Il comparto sospensioni è stato affidato alla Ohlins che ha fornito forcella ed ammortizzatori posteriori, mentre il motore è restato di serie, salvo lo scarico Remus due-in-uno, che ha comportato il necessario aggiornamento della centralina, ed un intervento sull'aspirazione con il montaggio di un filtro dell'aria aperto.

Le sovrastrutture sono rimaste di serie ma è stata cambiata la colorazione, forse troppo anonima per questo tipo di moto.

UP: i cerchi sono una vera goduria
DOWN: la verniciatura

mercoledì 12 novembre 2025

Brat 883


 



Ci sono mille modi di interpretare il custom e lo Sportster è una tela bianca sulla quale ci si può sbizzarrire a piacimento dando sfogo alla propria creatività oppure seguendo poche e semplici regole. Non è detto che nel primo caso i risultati siano migliori.

Uno degli stili che sta trovando seguaci, soprattutto nel “Paese del Sol Levante” è lo stile “brat”, caratterizzato da un’estetica minimalista, ma di compromesso tra cafe racer e bobber.

Chi segue questa tendenza parte da un concetto di moto “low”, spesso priva del parafango anteriore, con verniciature scure, realizzata con poca spesa.

Se prendiamo questo Sportster 883 del 2001, si nota immediatamente che la carrozzeria è realizzata in materiali compositi, con parafango anteriore e codone molto corti. Peccato per la rimozione dei supporti del parafango posteriore che ha comportato interventi strutturali al telaio.

La ciclistica è stata abbassata montando un paio di ammortizzatori corti e lavorando sulla parte interna della forcella. I cerchi sono originali ma calzano un paio di pneumatici Firestone dalle dimensioni maggiori rispetto a quelli originali.
Anche il motore è rimasto di serie tranne per un doppio scarico Sideway Megaphone ed un filtro dell’aria aperto.

La verniciatura e nera lucida con i tradizionali loghi Harley-Davidson sul serbatoio.

UP: stile brat elegante e sobrio
DOWN: i supporti del parafango posteriore eliminati